La casa a 100 piani - Usalo così in classe!

Copertina del libro "La casa a 100 piani sull'albero" con simpatici animali che abitano in un albero.

Scritto da

Moreno Bianco

Pubblicato il

27 mag 2026

Indice

Il libro verticale di Toshio Iwai, noto in Italia come La casa a 100 piani, è molto più di un albo illustrato curioso: è un oggetto narrativo che si presta a contare, osservare, prevedere e raccontare. In questo articolo spiego come usarlo con metodo, quali competenze attiva davvero e perché funziona così bene nella scuola dell’infanzia e nella primaria. L’obiettivo non è solo arrivare al centesimo piano, ma trasformare la lettura in un’esperienza di apprendimento attivo.

I punti da portare subito in classe

  • La forza del libro sta nella combinazione tra verticalità, conteggio e osservazione minuziosa.
  • È utile per lettura ad alta voce, matematica informale, educazione all’immagine e linguaggio.
  • Funziona meglio se non lo si riduce a una semplice scheda, ma a una sequenza di domande e scoperte.
  • Si presta bene a una progettazione interdisciplinare con compiti brevi, concreti e progressivi.
  • Con piccoli adattamenti diventa inclusivo anche per classi con livelli molto diversi.

Cosa rende questo albo così adatto alla didattica

Il libro è costruito come una salita: ogni doppia pagina apre dieci piani, e ogni piano aggiunge dettagli, personaggi, oggetti e micro-storie. L’Ippocampo lo presenta proprio come un libro che si apre in verticale, con un centinaio di scene da esplorare, e questa scelta non è solo estetica: è didattica. La forma del testo guida il lettore a procedere per soglie, a osservare con pazienza e a costruire aspettative.

Io trovo che qui ci sia un vantaggio enorme per l’insegnante: la narrazione non è lineare in modo banale, ma invita a tornare indietro, confrontare, anticipare e verbalizzare. In pratica, il bambino non “consuma” la storia; la esplora. E quando un albo costringe a esplorare, diventa un ottimo ponte tra lettura, logica e comprensione del testo.

Questa impostazione apre naturalmente alla domanda successiva: quali metodologie didattiche attiva davvero, senza forzature e senza renderlo un pretesto artificiale?

Perché la struttura verticale funziona davvero

La verticalità cambia il modo in cui si guarda la pagina. Invece di cercare subito il finale, il lettore è portato a seguire un percorso visivo dal basso verso l’alto, oppure a soffermarsi sui singoli livelli come se fossero piccole stanze autonome. Questo è utile perché allena l’attenzione selettiva: il bambino impara a distinguere il dettaglio importante dal semplice sfondo.

Dal punto di vista cognitivo, la lettura verticale favorisce anche la memoria di lavoro. Ogni piano contiene elementi ricorrenti, ma mai identici, e il lettore deve tenere insieme ciò che ha visto prima con ciò che sta scoprendo adesso. È un esercizio molto più ricco di quanto sembri, perché mette in moto previsione, confronto e categorizzazione.

Io la considero una forma di “narrazione a gradini”: ogni livello è comprensibile da solo, ma il senso pieno nasce solo quando l’insieme viene ricostruito. Ed è proprio questa ricostruzione che prepara bene il lavoro sulle metodologie più utili in classe.

Le metodologie che attiva senza forzature

Questo albo non si presta a una sola metodologia, e qui sta parte del suo valore. Io lo userei come punto d’incontro tra lettura dialogica, apprendimento cooperativo, visual literacy e gamification. La lettura dialogica è una modalità in cui l’adulto non legge soltanto, ma fa domande brevi, accoglie ipotesi e rilancia l’osservazione. La visual literacy, cioè la capacità di leggere e interpretare immagini, diventa quasi inevitabile davanti a una pagina così densa.
Metodo Cosa allena Come lo uso con il libro Attenzione
Storytelling Sequenza narrativa, lessico, ascolto Leggo ad alta voce e fermo la lettura per far prevedere il piano successivo Se passo troppo tempo a spiegare, perdo il ritmo della scoperta
Visual literacy Osservazione, interpretazione, inferenza Chiedo di trovare dettagli ricorrenti, differenze e indizi visivi Non bisogna trasformarla in una caccia casuale al particolare
Inquiry-based learning Ipotesi, domanda, verifica Parto da una domanda aperta: chi vive qui e perché? Le domande devono essere concrete, non troppo generiche
Gamification Motivazione, sfida, obiettivo Propongo missioni brevi: contare, classificare, ricostruire un piano Il gioco deve sostenere il pensiero, non sostituirlo
Cooperative learning Ruoli, negoziazione, ascolto reciproco Lavoro in piccoli gruppi con compiti diversi: osservatori, contatori, narratori Serve una regia chiara, altrimenti qualcuno resta ai margini
Una proposta didattica pubblicata da Maestra Giulia ha usato questo albo in classe terza dentro un percorso articolato su numeri e concetti matematici: è un buon indicatore, perché mostra che il libro regge anche una progettazione più ampia, non solo la lettura estemporanea. Quando un testo funziona oltre l’effetto sorpresa, vuol dire che ha una vera struttura didattica.

Da qui il passaggio è naturale: per farlo rendere, serve una sequenza di lavoro chiara, breve e ben scandita.

Un percorso di lettura in quattro fasi

Se devo progettare una lezione efficace, non parto dall’attività finale ma dall’esperienza di lettura. Un percorso ben costruito può stare in un’ora abbondante, oppure diventare il primo nucleo di una UDA, cioè di una unità di apprendimento progettata con obiettivi, tempi e verifiche coerenti.

  1. Attivazione - Mostro la copertina, chiedo cosa suggerisce la verticalità e faccio emergere le prime ipotesi. Qui bastano 5-10 minuti, ma sono decisivi per accendere l’attenzione.
  2. Lettura guidata - Leggo il testo o ne leggo una parte, fermandomi nei punti in cui conviene osservare meglio. In questa fase io non spiego troppo: preferisco domande brevi e precise.
  3. Rielaborazione - I bambini ricostruiscono un piano, ordinano gli elementi, contano gli abitanti o inventano un nuovo livello. È il momento in cui la comprensione diventa produzione.
  4. Restituzione - Ogni gruppo presenta il proprio lavoro: oralmente, con un disegno, con una mini-mappa o con una sequenza numerica. Qui verifico davvero se hanno capito la struttura, non solo la storia.

Quando questa sequenza è ben tenuta, il libro smette di essere un semplice albo illustrato e diventa un dispositivo di lavoro. E a quel punto la domanda utile non è più “piacerà ai bambini?”, ma “come lo adatto alle diverse età?”.

Attività concrete per infanzia e primaria

La differenza tra scuola dell’infanzia e primaria non sta solo nel livello di lettura, ma nel tipo di elaborazione richiesta. Con i più piccoli io punterei soprattutto su linguaggio, osservazione e classificazione; con i bambini della primaria entrerei più facilmente nel conteggio, nelle sequenze e nelle prime inferenze logiche.

Scuola dell’infanzia

  • Faccio cercare colori, animali, oggetti e ricorrenze visive su ogni piano.
  • Propongo di imitare i personaggi con il corpo o con piccole drammatizzazioni.
  • Chiedo di ordinare tre o quattro immagini in sequenza verticale.
  • Uso il conteggio orale fino a 10, 20 o 30 come gioco di gruppo, non come verifica.
  • Invito a disegnare “il loro piano preferito” con pochi elementi essenziali.

Leggi anche: Griglia dei numeri fino a 100 - Guida pratica per la primaria

Scuola primaria

  • Lavoro sulle decine, sulle sequenze e sui confronti tra piani simili.
  • Chiedo di ricostruire un piano con didascalie brevi e parole nuove.
  • Propongo problemi semplici: quanti personaggi ci sono in totale, quanti per piano, quali gruppi si ripetono.
  • Uso tabelle di osservazione per registrare elementi ricorrenti e differenze.
  • Faccio inventare un piano mancante, mantenendo lo stile dell’albo.

Quello che conta, in entrambe le fasce, è non forzare il libro dentro una sola disciplina. Se lo tratto bene, l’albo tiene insieme lingua, matematica, arte e perfino educazione civica, perché costringe a osservare gli altri, a collaborare e a dare ordine al mondo.

Questo però funziona davvero solo se tengo conto di inclusione, tempi e strumenti. Ed è il punto che spesso viene sottovalutato.

Come renderlo inclusivo e anche un po’ più digitale

Un albo ricco di dettagli può essere molto accogliente, ma può anche mettere in difficoltà chi ha bisogno di tempi più lenti o di mediatori visivi. Per questo io preparo sempre un accesso multiplo: immagine, parola, gesto, confronto tra pari. Per alcuni bambini è decisivo poter ascoltare la consegna due volte; per altri è utile avere una striscia visiva con i piani; per altri ancora serve lavorare a coppie, con un ruolo preciso.

  • Uso frasi brevi e consegne una alla volta.
  • Divido il lavoro in micro-obiettivi visibili.
  • Affido ruoli chiari nei gruppi: chi osserva, chi conta, chi racconta.
  • Offro supporti grafici semplici, come schede a colonne o mappe dei piani.
  • Se serve, uso sintesi vocale o registrazioni audio per riprendere la lettura.

Qui la tecnologia può aiutare, ma solo se resta al servizio dell’esperienza. Anche un tool di intelligenza artificiale può essere utile, per esempio per generare varianti delle consegne a livelli diversi o domande di comprensione più facili o più sfidanti; però la progettazione deve restare mia. Se l’obiettivo è osservare, contare e raccontare, l’AI deve alleggerire il lavoro dell’insegnante, non sostituire il pensiero didattico.

Così il libro resta accessibile senza perdere qualità. E quando succede questo, il percorso può crescere fino a diventare una vera unità di apprendimento.

Dal primo albo a una vera unità di apprendimento

Se la classe risponde bene, io non chiuderei l’esperienza con un’unica lettura. La serie di Iwai offre un’estensione naturale verso ambienti diversi, dal sottosuolo al mare, dall’albero al cielo, e questo permette di costruire percorsi tematici su spazio, habitat, orientamento e trasformazioni. È un modo intelligente per dare continuità al lavoro senza ripartire ogni volta da zero.

La scelta migliore, in pratica, è questa: partire dal piacere della scoperta e poi alzare gradualmente il livello della richiesta. Prima osservo, poi nomino, poi confronto, infine rielaboro. Se tengo questa linea, il libro rende davvero, perché non resta un episodio carino ma diventa una struttura di pensiero.

Se devo sintetizzare il suo valore didattico in una frase, direi che questo albo funziona quando non lo uso per “fare i 100”, ma per allenare attenzione, linguaggio e ragionamento dentro una storia che invita a salire con calma. Ed è proprio questa calma, unita alla sorpresa, a farne uno strumento prezioso per chi cerca metodologie attive ma concrete.

Domande frequenti

"La casa a 100 piani" di Toshio Iwai (L'ippocampo) è un albo illustrato unico che si legge in verticale, esplorando 100 piani ricchi di dettagli. La sua struttura verticale non è solo estetica, ma didattica: guida il lettore a un'osservazione attenta e alla costruzione di aspettative, favorendo l'apprendimento attivo.

L'albo attiva diverse competenze, dalla lettura dialogica alla visual literacy, dall'apprendimento cooperativo all'inquiry-based learning. Incoraggia l'osservazione, il conteggio, la previsione, la categorizzazione e lo sviluppo del linguaggio, rendendolo uno strumento versatile per la scuola dell'infanzia e primaria.

Puoi usarlo in quattro fasi: attivazione (ipotesi iniziali), lettura guidata (con domande brevi), rielaborazione (ricostruire piani, contare) e restituzione (presentare il lavoro). È adatto per attività di storytelling, visual literacy, gamification e cooperative learning, adattandosi a diverse età e livelli.

Sì, l'albo è inclusivo. Per l'infanzia, focalizzati su colori, animali e imitazioni. Per la primaria, su decine, sequenze e problemi matematici. Per bisogni speciali, usa frasi brevi, micro-obiettivi, ruoli chiari nei gruppi e supporti grafici. La tecnologia può aiutare, ma l'esperienza deve restare centrale.

Assolutamente sì. L'albo può essere il punto di partenza per un'unità di apprendimento (UDA) più complessa, esplorando temi come spazio, habitat e orientamento, grazie anche alle altre opere della serie di Iwai. Aiuta a sviluppare attenzione, linguaggio e ragionamento in modo continuativo e coinvolgente.

Valuta l'articolo

Valutazione: 0.00 Numero di voti: 0

Tag:

la casa a 100 piani libro verticale scuola infanzia albo illustrato didattica primaria toshio iwai in classe

Condividi post

Moreno Bianco

Moreno Bianco

Mi chiamo Moreno Bianco e ho sette anni di esperienza nel campo della didattica innovativa. La mia passione per l'insegnamento e l'educazione mi ha portato a esplorare strumenti come la gamification e l'intelligenza artificiale, che considero fondamentali per coinvolgere gli studenti in modo efficace. Mi piace condividere le mie conoscenze su come utilizzare queste tecnologie per semplificare argomenti complessi e rendere l'apprendimento più accessibile e stimolante. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e aggiornate, confrontando diverse fonti e seguendo le ultime tendenze nel campo educativo. Cerco sempre di organizzare le mie idee in modo chiaro, affinché i lettori possano trarre il massimo dai contenuti che propongo. Spero che le mie esperienze e il mio approccio possano essere un valido supporto per chi desidera approfondire questi temi e migliorare la propria pratica didattica.

Scrivi un commento